Giornata di importanti trattative sul caso Grecia, il cui destino è sempre più appeso alle azioni concrete che verranno messe in atto da qui a marzo da parte delle autorità governative locali.
Nella mattinata si era diffuse voci di pessimismo sul raggiungimento di un accordo tra i vertici del Fmi, Ue e Bce e le autorità elleniche. Per sopravvivere la Grecia ha bisogno in tempi rapidi di un piano di aiuti da 130 miliardi di euro. Sarebbe il terzo per Atene, dopo i due ricevuti precedentemente. Il presidente dell’Eurogruppo Junker in mattinata, ha dichiarato che è possibile un default della Grecia entro marzo, a meno che non metterà in atto le riforme assicurate.
Anche il ministro delle Finanze Venizelos, per la prima volta, si è detto insicuro sul raggiungimento di un accordo che consenta al Paese di evitare entro l’anno il fallimento.
Ma questa volta le autorità internazionali chiedono specifiche garanzie, dopo che Papandreou ha disatteso le promesse fatte in sede di concessione degli aiuti. Il Troika, oltre a specifiche riforme avrebbe chiesto ed ottenuto dal governo Papademos tagli nell’anno in corso pari all’1,5% del Pil.
Adesso decisivo il raggiungimento dell’accordo con i privati dopo l’haircut già deliberato con gli investitori istituzionali. Poi via alle riforme, con le privatizzazioni in testa. Per Papademos ora il difficile compito di convincere il Parlamento e una popolazione messa alla fame dalle continue manovre messe in atto negli ultimi due anni.
Adesso il prossimo step, quello dell’accordo con le banche ha come scadenza il prossimo 13 febbraio ed è probabile che una decisione verrà presa soltanto negli ultimi giorni. Di certo c’è che ci si muove su un filo di lana e che non è escluso che il prossimo 20 marzo la Grecia possa dichiarare default.
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