FINANZAEINVESTIMENTI.IT - Il sito di informazione e analisi finanziara indipendente -

Ricerca lavoro impiegati finanziari

Trattamento fiscale dei rimborsi ai dipendenti per l'utilizzo promiscuo del proprio telefono cellulare

Vota questo articolo
(1 Vota)

Rimborsi fiscaliCon la Risoluzione n. 74/E del 20.6.2017, l'Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che il rimborso del 50% dei costi sostenuti dai dipendenti per l'utilizzo promiscuo del proprio telefono cellulare costituisce reddito di lavoro dipendente ex art. 51, comma 1, del T.U.I.R.. Al riguardo, la stessa Agenzia delle Entrate ha, infatti, ritenuto che la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati che la società rimborsa ai lavoratori dipendenti sulla base di un criterio forfetario (50% delle spese sostenute), non è supportato da elementi e parametri oggettivi e, dunque, in assenza di una specifica previsione di legge, non possa essere escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.Nel caso di specie, inoltre, il collegamento tra l'uso del cellulare e l'esclusivo interesse del datore di lavoro non sarebbe integrato in relazione al rimborso del costo del servizio di telefonia e del traffico dati, in quanto:

 

  1. determinato forfetariamente per venire incontro alle esigenze dei lavoratori dipendenti;
  2. il contratto relativo al servizio di telefonia e traffico dati è stipulato dal dipendente con il gestore da lui scelto e non dal datore di lavoro che, limitandosi a concorrere al sostenimento dei costi, rimarrebbe estraneo al rapporto negoziale instaurato con tale gestore.

 

 

Premessa trattamento fiscale dei rimborsi ai dipendenti

 

I  “benefici marginali” o “benefici accessori” alla retribuzione principale, tradotti nel linguaggio corrente “fringe benefits”,  rappresentano sostanzialmente degli incentivi concessi gratuitamente dall’azienda al lavoratore, riconosciuti “in natura”, ovvero  sotto forma di beni e servizi e dotati di un proprio valore economico: l’Agenzia delle Entrate  (R.M. n. 137/E del 29 maggio 2009) ha definito i fringe benefit quali  “compensi in natura, consistenti in beni o servizi, anche prodotti dallo stesso datore di lavoro, ovvero in sconti particolari sull’acquisto di tali beni e servizi”.

 

Per definire il fenomeno dei “fringe benefits” sotto il profilo della normativa tributaria, occorre tener presente il cosiddettoprincipio di onnicomprensività” del reddito di lavoro dipendente, così come meglio definito nel contesto dell’art. 51 del D.P.R. n. 917/1986.

 

Osserva

Secondo quanto prescritto da quest’ultima disposizione del TUIR devono essere assoggettate ad imposizione fiscale tutte le somme ed i valori di qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione al rapporto di lavoro dipendente ovvero, di collaborazione

 

L’attribuzione di “fringe benefits” ai propri dipendenti (e collaboratori) comporta, ai fini fiscali e contributivi, la necessità di procedere alla valorizzazione e determinazione del fringe benefit, per determinarne, in capo al dipendente percettore, l’ammontare imponibile a fini fiscali e contributivi.

 

Per individuare la corretta modalità di determinazione di un “compenso in natura”, è necessario partire dalla definizione fiscale di “fringe benefit”, contenuta all’interno dell’art. 51, comma 1, del T.U.I.R., la quale per definire i “fringe benefits”, non fa riferimento all'espressionecompensi in natura” originariamente utilizzata dal Legislatore, bensì al più ampio concetto divalori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione all'esistenza del rapporto di lavoro”.

 

Ai fini fiscali, il Legislatore ha previsto, però, un limite di euro 258,23 al di sotto del quale il bene o il servizio ricevuto dal dipendente non genera reddito tassabile: se, nel medesimo periodo d’imposta, il predetto limite viene superato, l’intero valore concorre a formare il reddito del dipendente percettore dei beni e servizi ricevuti dal suo datore di lavoro.

 

Osserva

Ciò sta a significare che, qualora nel corso del periodo d’imposta, si dovesse verificare un superamento del limite in commento, l’intero valore concorre a formare il reddito del dipendente. Con l’effetto che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, sarà tenuto ad applicare la ritenuta fiscale sull’intero valore già nel periodo di paga in cui viene superato il predetto limite, ovvero fin dal primo periodo di paga, se esiste la matematica certezza che il valore del benefit ecceda, nel medesimo periodo d’imposta, il limite suddetto di euro 258,23.

 

Con la Risoluzione n. 74/E del 20.6.2017, l'Agenzia delle Entrate ha ritenuto che il rimborso del 50% dei costi sostenuti dal dipendente per l'utilizzo promiscuo del proprio telefono cellulare costituisca reddito di lavoro dipendente ai sensi dell'art. 51 comma 1, del T.U.I.R., con il conseguente obbligo per la società erogante, quale sostituto d'imposta, di assoggettarlo a ritenuta ex art. 23 del D.P.R. n. 600/1973.

 

 

Fattispecie oggetto della risoluzione

 

Una società, al fine di ridurre i costi e di ottenere una maggiore efficienza, intende dotare i propri dipendenti di un unico apparecchio telefonico, destinato all'utilizzo privato dei medesimi soggetti, ma impiegato anche per finalità aziendali. A tal fine, il dipendente è chiamato:

 

  • ad acquistare a sue spese il dispositivo prescelto;
  • a sostenere le spese legate al contratto relativo al servizio di telefonia e al traffico dati stipulato, dal medesimo, con il gestore telefonico.

 

Osserva

Dette somme, anticipate dal dipendente, sarebbero,tuttavia, rimborsate, in misura pari al 50%, da parte della società datrice di lavoro.

 

 

Regime fiscale dei rimborsi per le spese sostenute dai dipendenti

 

In primo luogo, viene osservato che in virtù del principio di onnicomprensività, ai sensi dell'art. 51, comma 1, del T.U.I.R., costituiscono redditi di lavoro dipendente di cui all'art. 49 del T.U.I.R. anche le somme corrisposte dal datore di lavoro ai lavoratori dipendenti a titolo di rimborso spese, salvo quanto previsto, per le trasferte e i trasferimenti, dai commi da 5 a 8 del medesimo art. 51. 

 

Sul punto, la C.M. n. 326/E del 23.12.1997 (§ 2.1), in relazione alla rilevanza reddituale dei rimborsi spese, ha ritenuto esclusi da imposizione i rimborsi relativi a spese:

 

  • diverse da quelle sostenute per produrre il reddito;
  • di competenza del datore di lavoro anticipate dal dipendente per snellezza operativa (ad esempio, quelli per l'acquisto di beni strumentali di piccolo valore, quali la carta della fotocopiatrice o della stampante, le pile della calcolatrice, ecc.).

 

Osserva

Detta ipotesi è stata, successivamente, integrata nel caso oggetto della Risoluzione dell’Agenzia Entrate n. 357/E del 7.12.2007, la quale, in merito alla tassazione delle spese anticipate dai lavoratori dipendenti di una Pubblica Amministrazione per svolgere l'attività lavorativa dal proprio domicilio (cosiddetto telelavoro), ha affermato l'esclusione da imposizione delle somme erogate per rimborsare i costi dei collegamenti telefonici, essendo sostenute dal telelavoratore per raggiungere le risorse informatiche dell'azienda messe a disposizione dal datore di lavoro e quindi poter espletare l'attività lavorativa.

 

 

Rimborso forfetario solo se previsto dalla legge

 

Ai fini della determinazione del reddito di lavoro dipendente, la risoluzione n. 74/E/2017 osserva, ulteriormente, che:

 

  • le spese sostenute dal lavoratore e rimborsate al medesimo in modo forfetario sono escluse dalla base imponibile solo nell'ipotesi in cui tale criterio forfetario sia stato previsto dal Legislatore;
  • laddove, invece, il legislatore non abbia indicato tale criterio forfetario, i costi sostenuti dal lavoratore dipendente nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, devono essere individuati sulla base di elementi oggettivi, accertabili su base documentale, al fine di evitare che il relativo rimborso concorra alla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

 

 

Imponibilità del rimborso forfetario delle spese telefoniche sostenute dai dipendenti

 

Muovendo dalle sopraesposte argomentazioni, viene affermato che la parte di costo relativo al servizio di telefonia e al traffico dati  rimborsato dalla società ai lavoratori dipendenti sulla base di un criterio forfetario (50% delle spese sostenute), non è supportato da elementi e parametri oggettivi (quali, ad esempio, il numero e/o la durata delle telefonate) e, dunque, in assenza di una specifica previsione di legge, non può essere escluso dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente.

 

Viene, inoltre, rilevato che, nel caso di specie, il collegamento tra l'uso del cellulare e l'esclusivo interesse del datore di lavoro non sarebbe integrato in relazione al rimborso del costo del servizio di telefonia e del traffico dati, in quanto:

 

  • determinato forfetariamente per venire incontro alle esigenze dei lavoratori dipendenti;
  • il contratto relativo al servizio di telefonia e del traffico dati è stipulato dal dipendente con il gestore da lui scelto e non dal datore di lavoro che, limitandosi a concorrere al sostenimento dei costi, rimarrebbe estraneo al rapporto negoziale instaurato con tale gestore.

 

 

 

Paolo Chiari

Commercialista - Revisore Contabile

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Plus500

Copyright Finanzaeinvestimenti.it

RIPRODUZIONE RISERVATA

Il presente documento non costituisce sollecito all'investimento ma contiene informazioni ad esclusivo scopo informativo, frutto di studi e operativita' degli autori.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

Filtri ricerca


La nostra Newsletter

Registrati per avere la nostra guida al trading online in formato PDF!!

I nostri autori

Chi è online

Abbiamo 78 visitatori online su F&I

E' vietata la riproduzione, anche solo in parte, di contenuti e grafica.

Copyright 2013 - Finanzaeinvestimenti.it

Per eventuali segnalazioni, inviare una mail all'indirizzo info@finanzaeinvestimenti.it





Avviso importante sui rischi: le opzioni, il forex o gli altri strumenti finanziari offrono grandi possibilità di profitto, ma anche molti rischi. Per questo motivo il trading non è adatto a tutti gli investitori; prima di compiere qualsiasi operazione, investimento o deposito di denaro, è necessario comprendere appieno sia le potenzialità che i rischi. Bisogna essere pienamente coscienti delle potenziali perdite, per evitare sgradevoli situazioni. Tutte le informazioni contenute su Finanzaeinvestimenti.it sono fornite a solo scopo informativo e non costituiscono sollecitazione ad investimenti di qualsiasi genere. Non siamo un broker, una banca, una società d'investimento o un intermediario finanziario e non forniamo alcun servizio finanziario, d'investimento o di trading, pertanto, non ci riteniamo responsabili per qualsiasi eventuale perdita subita dal visitarore. Inoltre, Finanzaeinvestimenti.it non garantisce dell'accuratezza o della completezza delle informazioni fornite, e non si ritiene responsabile per qualsiasi errore, omissione o imprecisione.