Titolo volutamente provocatorio. Perché un prezzo a 2 euro entro l’anno impatterebbe in maniera significativa sul potere d’acquisto delle famiglie, già messo a dura prova dalla serie di manovre varate negli ultimi anni.
Negli ultimi giorni sono riprese le polemiche da parte delle associazioni dei consumatori sul prezzo dei carburanti, sempre più indipendenti dalle quotazioni dei sottostanti sui mercati internazionali.
In più occasioni è successo infatti che forti impennate del prezzo del Wti o del Brent hanno dato vista a corrispondenti e immediati rialzi del prezzo dei carburanti. Ma ai ribassi dei derivati, non è corrisposto un decremento dei carburanti, innescando numerose polemiche.
Dal canto loro, i gestori continuano a respingere al mittente le provocazioni provenienti dalle associazioni dei consumatori.
Martino Landi, presidente di Faib Confesercenti, ha chiesto maggior obiettività alle associazioni dei consumatori, dichiarando che gli incremento sono decisi a monte e non a valle della catena distributiva. Da tempo si acclama con forza una riforma del sistema distributivo, che vada incontro maggiormente alle esigenze dei consumatori, stimolando la concorrenza.
Intanto i prezzi della benzina sembrano sempre più puntare i 2 euro. La benzina verde per ora si attesta intorno a 1,8 euro al litro. Si tratta di un incremento significativo, che secondo i report delle associazioni dei consumatori impattano in maniera decisa sui conti delle famiglie. Un pieno viene così a costare 90 euro, in crescita di 15 euro rispetto allo scorso anno.
Quello che preoccupa maggiormente le associazioni è che neppure il decreto Monti è riuscito a smuovere la situazione, con un trend che rimane saldamente al rialzo. In realtà il governo tecnico attualmente alla carica dell’esecutivo, ha acuito la situazione applicando accise sui carburanti.
La sensazione è che soltanto interventi legislativi tesi a favorire una maggior concorrenza potrebbe invertire una tendenza purtroppo ben impostata.
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