TASSI DI INTERESSE ELEVATI E ZERO RISCHI: I CONTI DEPOSITO ASSICURANO RENDIMENTI A PROVA DI INFLAZIONE
Un'analisi di ConfrontaConti.it evidenzia come i conti di deposito abbiano offerto negli ultimi mesi rendimenti sempre più alti senza però esporre i risparmiatori ai rischi dei tradizionali strumenti d'investimento.
Milano, 16 dicembre 2011 - Investire comporta per definizione dei rischi, ma mai come in questo momento gli investimenti tradizionali come i titoli di stato, le obbligazioni, le azioni e il mattone stanno risentendo delle gravi difficoltà dei mercati, che non solo mettono in pericolo la realizzazione di profitti, ma che rischiano addirittura di generare forti perdite per i risparmiatori.
In questo quadro macroeconomico i conti di deposito rappresentano uno strumento finanziario particolarmente attraente in quanto, se da una parte offrono una sicura protezione dei propri soldi grazie alla copertura del Fondo interbancario di tutela dei Depositi, che garantisce fino a 100.000 € per ciascun correntista, dall’altra attualmente offrono rendimenti decisamente allettanti. Le tensioni sui mercati finanziari e l’aumento del costo del funding, stanno infatti spingendo verso l’alto anche i tassi offerti: nel corso degli ultimi mesi tutte le banche hanno ripetutamente aumentato i tassi di interesse dei conti di deposito, sia di quelli liberi (che consentono di prelevare il denaro in qualsiasi momento e possono essere soggetti a variazioni dei tassi in funzione dell’andamento dei mercati), che sono arrivati ad offrire fino al 4,50% annuo, sia di quelli vincolati (che presentano qualche limitazione di tornare in possesso del denaro prima della scadenza del vincolo e che bloccano il tasso fino alla scadenza), che possono garantire fino al 5 %
annuo sulle durate più lunghe.
Per analizzare l’effettiva convenienza di questi prodotti, l’Osservatorio di ConfrontaConti.it ha analizzato i tassi offerti dai conti deposito nel corso degli ultimi 18 mesi e ha rilevato come i tassi massimi offerti da questi strumenti, anche al netto dell’aliquota fiscale, sono risultati mediamente più elevati del tasso di inflazione. Questo significa che i migliori conti di deposito del mercato non solo hanno consentito di mettere al riparo i risparmi dall’effetto carovita, ma hanno anche permesso di aumentare il valore del patrimonio al netto della perdita di valore dovuta all’inflazione.
Inoltre, mettendo a confronto il rendimento dei conti di deposito con quello garantito da altri prodotti di investimento a basso rischio diffusi tra i risparmiatori, ossia i titoli di Stato, emerge che i tassi massimi dei conti deposito sono risultati quasi sempre più elevati di quelli garantiti dai titoli di stato di uguale durata, anche al netto delle aliquote fiscali (fissate al 27% per i conti deposito e al 12,5% per i titoli di Stato).
Nell’ultimo periodo invece i tassi garantiti dai titoli di stato hanno cominciato a impennarsi, a causa delle ben note tensioni sui mercati finanziari, superando il rendimento dei conti deposito – a fronte però di un’elevata volatilità del loro valore nominale e, quindi, del rischio. Nel grafico viene riportato l’andamento negli ultimi 18 mesi del tasso di inflazione, dei tassi di interesse garantiti dai BOT a un anno, e dei conti di deposito più remunerativi sullo stesso orizzonte temporale (si tratta ovviamente di conti di deposito con vincolo a 12 mesi).
Per entrambi gli strumenti finanziari analizzati sono stati riportati sia il valore del tasso lordo, sia quello del tasso al netto delle tasse sui rendimenti: per completezza di analisi, per i conti deposito è stato preso in considerazione non solo l'andamento relativo alla vecchia aliquota, pari al 27%, ma anche l'evoluzione del rendimento netto con la nuova percentuale d'imposta, pari al 20%.
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Rispetto ai BOT i tassi dei conti di deposito appaiono mediamente più redditizi anche al netto della tassazione, e solo ultimamente, in piena crisi del debito sovrano, i Buoni Ordinari del Tesoro sono riusciti a garantire tassi più elevati. È poi interessante osservare come, mentre i titoli di Stato non sono sempre stati in grado di fornire tassi lordi e, a maggior ragione, netti più alti dell’inflazione, i conti deposito sono invece sistematicamente riusciti a batterla, anche al netto della tassazione.
Per valutare poi appieno la convenienza del conto deposito rispetto ad altre forme di investimento si deve tener conto anche della differenza in termini di spese di questo strumento rispetto alle alternative: le banche, ad esempio, richiedono delle commissioni per la sottoscrizione dei titoli finanziari, inclusi i titoli di Stato, oltre a un possibile ulteriore costo per la gestione e l’amministrazione del deposito titoli, mentre nella maggior parte dei casi i conti di deposito sono a zero spese.
Fra i costi da tenere in considerazione si deve poi valutare anche l’imposta di bollo, per la quale la manovra del Governo Monti ha previsto importanti novità:
- per i depositi titoli, che già la prevedevano, aumenterà progressivamente nel biennio 2012 - 2013;
- per tutti gli altri strumenti finanziari che non la prevedevano è invece stata introdotta ex-novo, ad esclusione dei fondi pensione e sanitari.
Infine, è bene tenere a mente anche che per investire in titoli è richiesto un taglio minimo di una certa rilevanza, mentre in generale gli importi minimi necessari per aprire un conto di deposito, pur potendo variare da banca a banca, sono irrisori.
Massimo Colani





