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Indebolimento del dollaro e recupero dell'euro su sterlina e franco svizzero

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Trend euroIn controtendenza decisa rispetto alla traiettoria prevalente nei giorni precedenti della settimana, un movimento di indebolimento secco del dollaro ha preso piede nella seduta di venerdì. La divisa americana si e deprezzata sensibilmente rispetto all’euro, che invece è tornato a guadagnare quote superiori a 1.09, in rialzo circa una figura.

 

La determinante primaria del movimento è di natura fondamentale e inerisce al tenore dei dati macroeconomici diffusi nel primo pomeriggio, contrassegnati da esiti inferiori alle aspettative di consenso per l’economia statunitense. Da un lato le vendite al dettaglio di aprile, aumentate dello 0.4%, rispetto ad attese di 0.6%; dall’altro i numeri relativi all’andamento dei prezzi al consumo, che hanno registrato un rallentamento tanto dell’inflazione generale (2.2% da 2.4%, consenso 2.3%), quanto sull'andamento di alimentari ed energia (1.9% da 2.0%, consenso 2.0%); quest’ultima, in particolare, è scivolata al di sotto della soglia del 2% per la prima volta dal mese di ottobre 2015 (quando fu proprio di 1.9%), registrando la rilevazione più bassa sull’arco degli ultimi diciotto mesi.

 

Le statistiche, riferite al primo mese del secondo trimestre, sembrano in qualche misura in contrasto con l’aspettativa di una crescita vigorosa del reddito tra aprile e giugno, congruente con un nuovo intervento restrittivo da parte della banca centrale; in realtà, l’impatto sulle aspettative di policy degli investitori è stato alquanto marginale: la probabilità di un aumento a giugno ha corretto da 100% a 97.5%, senza cambiare nella sostanza la percezione di fondo di una stretta ormai in arrivo nel meeting del mese prossimo.

 

La crescita dell’euro è stata piuttosto generale venerdì, risultando particolarmente intensa nei confronti della sterlina, verso 0.8480 e del franco svizzero (1.0980); quest’ultimo è peraltro particolarmente eclatante, dal momento che ha condotto il rapporto di cambio sino ai nuovi massimi di sette mesi. Evidentemente, la maggiore distensione del quadro geopolitico in Eurozona ha penalizzato il ruolo di bene rifugio del franco svizzero, che sull’arco dell’ultimo mese ha perso quasi quattro figure rispetto alla moneta unica.

 

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Economic Research
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