Indicazioni generali e struttura settoriale
L'economia turca è strutturata al 60% sul settore privato e al 40% sul settore statale. La nascita della moderna industria turca risale agli anni 30. L'ultimo decennio ha delineato per la Turchia una fase di trasformazione radicale che le ha consentito il passaggio da un'economia prettamente agricola a quella industrializzata; tuttavia l'agricoltura rappresenta ancora una parte rilevante dell'economia impiegandoci il 45% della manodopera.
La Turchia vanta la più estesa area coltivabile dell'Europa occidentale ed è uno dei pochi paesi al mondo che oltre ad esportare i prodotti agricoli gode dell'autosufficienza alimentare. Le coltivazioni cardinali interessano nocciole, lenticchie, cotone, grano, tè, cereali, frutta, legumi, ortaggi ed tuberi.
La spinta economica attuale propende verso il settore industriale che rappresenta circa l'80% del valore della produzione. Quasi tutte le nuove industrie inizialmente create per rispondere alla domanda interna di beni di consumo sono oggi dirette all'esportazione. Il settore industriale di primaria importanza è il tessile che impiega circa il 20% della forza lavoro e fa della Turchia il principale fornitore dell'Unione Europea e uno tra i maggiori produttori mondiali. Altri settori rilevanti sono quello metallurgico, trasformazione dei prodotti agricoli, costruzione di autovetture, settore elettronico e petrolchimico.
Attualità ed outlook
La Turchia è una delle economie più dinamiche a livello mondiale, infatti il Pil turco nel 2010 è cresciuto dell'8,1%, contro il 3,9% della media internazionale!
Questo è quanto emerge dal rapporto di gennaio della banca mondiale e dal rapporto affiora ottimismo per il futuro: la crescita prevista nel 2011 e nel 2012 è rispettivamente del 4,1% e del 4,3%.
L'economia turca esce rafforzata anche dal confronto con i trend dei paesi membri dell'Ocse, nel 2010 più ricchi mediamente del 2,7%, e con quelli dell'Eurozona con il +1,7% in più. La Banca centrale turca non ha ancora diffuso i dati definitivi sul 2010, ma il governatore ricorda come nei primi sei mesi del 2010 si sia registrato un aumento del Pil pari al +11% rispetto allo stesso periodo del ‘09.
Questi dati di crescita rappresenteranno un nuovo importante stimolo per gli investitori stranieri, ma oggi l'economia ha saputo recuperare così tanto terreno grazie all'economia interna.
Ci sono previsioni di progetti sostenuti dalla banca mondiale che punta sulle Pmi e sul settore energetico del paese, stanziando importanti prestiti.
Per quanto riguarda le Pmi ha messo in campo 500 milioni di dollari nell'ambito di un progetto che ha come obiettivo la loro espansione: il progetto sarà sviluppato da Kalkinma Bank che gestirà 100 milioni di dollari, da Vakif bank con 200 milioni e da Ziraat Bankasi con 200 milioni, sarà garantito dal governo turco ed è destinato a fornire working capital e capacità d' investimento a medio e lungo termine alle piccole e medie imprese locali.
Un progetto identico era stato avviato con grande successo già nel 2007 con banche diverse. Le Pmi sono il motore dell' economia turca e un continuo accesso ai finanziamento per loro è cruciale per crescita e nuovi posti di lavoro.
Valido outlook anche nel settore energia dove la Banca Mondiale ha deciso di stanziare 519,6 milioni di euro. Anche in questo caso si tratta della continuazione di un programma già avviato e che ha come oggetto energia e ambiente.
Come si evince da sopra l’economia turca ha superato brillantemente la crisi con una crescita pari all’8%, recuperando tantissimo durante il 2010. L'outlook del PIl ci suggerisce ulteriore crescita. Il governo turco dovrà però servirsi di politiche fiscali e regolatorie per tenere sotto controllo il deficit e la crescita dei prezzi, rischiando anche l’aumento dei tassi d’interesse.
Un dato significativo è la scarsa competitività dei turchi che ha provocato l’aumentare delle importazioni a discapito delle esportazioni. Questa situazione provocherebbe lo spostamento della concentrazione degli investimenti dai settori industriali al campo immobiliare ed energetico.
La crescita è stata trainata anche dall'export sostenuta dal forte recupero del manifatturiero e del settore edilizio oltre che dal turismo.
Il sondaggio condotto dalla Banca centrale presso business leader ed economisti stima una performance annua importante, ma nessuno si aspettava una crescita così impetuosa trainata dall'export verso mercati del Medio oriente, Paesi del Golfo e Asia centrale, aree apparentemente non toccati dalla crisi globale. Non a caso la capacità di utilizzo degli impianti è salita al 73,4% in agosto dal 68,2% di luglio.
Le vendite di case è scesa del 54% nel secondo trimestre: effetto della fine dei vantaggi fiscali che erano stati introdotti dal Governo Erdogan per rilanciare il settore.
La borsa di Istanbul: la lira e le preoccupazioni
La Borsa di Istanbul oggi attrae capitali da Russia, UE, Medio Oriente ed Iran, il 67% degli investitori sono stranieri. L’ l'industria locale è invece in allarme per l'arrivo di investimenti esteri che rafforza la lira, elemento che frena ovviamente l'export.
Molti investitori istituzionali sono in cerca di validi tassi d’interesse e oggi li trova in Turchia dove un deposito bancario viene remunerato all'8 per cento. E’ possibile che si verificherà un carry trade dove gli operatori si indebitano in dollari o in euro e investono in Turchia.
L'aumento degli investimenti stranieri in Borsa o in bond turchi può portare a un rafforzamento della lira danneggiando bilancia commerciale e partite correnti; Per questo molti industriali turchi chiedono di scoraggiare gli investimenti stranieri "a breve" come hanno fatto Brasile e Thailandia.
Secondo gli industriali la lira turca è sopravvalutata ma ricordano che la stabilità macroeconomica raggiunta dal governo ha consentito di fare a meno dell'ancora dell'Fmi. Il rafforzamento della lira colpisce il settore tessile ma diminuisce per contro il controvalore netto del gas russo.
La Banca centrale turca non ha alzato i tassi perché farebbe aumentare gli investimenti e ha aumentato le riserve obbligatorie delle banche non remunerate per drenare liquidità.
Strumenti pertinenti negoziabili sull’MTA di Milano
Lyxor Etf Dj Turkey 20 (isin: FR0010326256)
L’indice replica il Dow Jones Turkey Titans 20. Lo strumento permette pertanto di accedere all’investimento sulle maggiori società quotate in Turchia. L’Etf permette di prendere posizione sulle blue chip del mercato turco, mercato emergente caratterizzato dalla prospettiva dell’ingresso nell’area euro. Come tutti i mercati azionari emergenti, anche quello turco è caratterizzato da un grado di volatilità elevata, pertanto lo strumento può essere considerato un buon mezzo per puntare a sovraperformance o in alternativa un modo per aumentare il grado di diversificazione geografica del proprio portafoglio. L’indice Dow Jones Turkey Titans 20 è composto dalle 20 azioni più liquide e a maggior capitalizzazione tra quelle quotate sulla Borsa di Istanbul. Nessuno dei titoli selezionati supera, a livello di peso specifico all’interno dell’indice, la soglia del 10%. La revisione dei titoli componenti l’indice avviene annualmente. A livello settoriale il comparto di gran lunga più presente nell’indice è quello bancario, che pesa per oltre il 50%, seguito a distanza dagli industriali, dagli alimentari e dagli energetici.
L’Etf è denominato in euro, ma il suo benchmark è espresso in lira turca, pertanto l’investitore domestico è esposto al rischio di cambio. Altri rischi sono costituiti dall’estrema volatilità dell’indice e dal legame con le condizioni dell’economia a livello internazionale. Occorre inoltre considerare che la banca centrale turca ha recentemente inaugurato una rigida fase di restrizione monetaria, circostanza particolarmente negativa in considerazione di un livello di indebitamento mediamente piuttosto elevato. L’Etf risente negativamente di un apprezzamento delle materie prime come conseguenza indiretta del loro effetto depressivo sull’economia internazionale.
Alternative
iShares MSCI Turkey (isin: IE00B1FZS574)
iShares MSCI Turkey è un exchange traded fund (ETF) che mira a replicare la performance del MSCI Turkey Index il più fedelmente possibile. L'ETF investe in titoli fisici. Il MSCI Turkey Index offre esposizione a Titoli turchi che rientrano nell'indice MSCI per dimensione, liquidità e flottante. L'indice è ponderato in base alla capitalizzazione del flottante. Gli ETF iShares sono fondi gestiti da BlackRock. Sono strumenti trasparenti, efficienti rispetto ai costi e liquidi negoziati sulle borse valori come titoli normali. Gli ETF iShares consentono un accesso flessibile e semplice a un'ampia gamma di mercati e di asset class.
Note sugli strumenti citati
Gli stumenti citati possono costituire un mezzo per prendere posizione su un mercato emergente finalizzato a ottenere una sovraperformance con riferimento agli indici dei paesi sviluppati. In questa prospettiva un investimento sullo strumento ha senso nel breve-medio termine, mentre nel lungo periodo, data l’assenza di diversificazione geografica, fa sì che si renda necessaria la predisposizione di un portafoglio diversificato in cui inserire l’Etf. A queste considerazioni si affiancano anche le speculazioni sull’entrata della Turchia nell’area euro che costituirebbe un potente fattore propulsivo dell’economia del paese. In qualità di mercato emergente anche il mercato turco risulta strettamente legato al contesto macroeconomico internazionale, essendo la domanda essenzialmente collegata all’andamento delle esportazioni.
Analisi
(clicca sull'immagine per ingrandirla)
L’analisi descrittiva del paragrafo Attualità ed Outlook ottengono sostegno grafico con il time frame lungo dal lontano 2006. Si nota come l’economia turca abbia registrato un top verso fine 2008 in area 55 euro e poi è stata condotta verso i 20 euro fino al bottom del marzo 2009 dalla crisi economica internazionale. Successivamente si è sviluppato un imponente movimento rialzista, privo di resistenze significative fino a 60 euro nel novembre 2010.
I volumi del dicembre 2010 hanno determinato un punto di inversione in area 55 euro, innescando un notevole momento negativo. Intrecciando la grafica alla descrittiva si può ricondurre tale movimento alle preoccupazioni per uno slancio di entità così impetuosa. Quindi su dubbi di reale sostenibilità del movimento, e dubbi di natura monetaria interna, si è innescato il movimento in atto. Le aree da monitorare sono 48 euro (supporto notevole nel pre-crisi), e successivamente 40 euro. Più lontana la mira dei 30 euro. Nuovi movimenti significativi dovrebbero svolgersi a partire dai 40 euro. Tuttavia tale livello, al momento al ribasso, sarebbe potenzialmente raggiungibile solo congiuntamente al ripiegamento degli indici mondiali “market movers”. Quindi indici azionari u.s.a. e Cina.
Strategicamente si potrebbe fissare l’operatività inseguendo esponenzialmente all’inverso i movimenti in area 46-48 euro, e successivamente mediare abbassando il prezzo medio carico per porlo a 40 euro. I 30 euro rappresenterebbero un ghiotto momento per esporsi in via risolutiva per godere poi dei reali benefici del’investimento. Questo tipo di operatività molto difensiva prevede diversi ingressi, inizialmente con capitali molto ridotti, nell’orine di poche centinaia di euro per aumentare il controvalore su livelli più bassi dell’indice. In questo modo non si perdono eventuali rialzi. L’operatività non è adatta ha chi ha in mente orizzonti temporali stretti e prevede grandi guadagni.
E’ inopportuno fissare target vista la mancanza di riferimenti storici, non attualizzabili vista la peculiarità del momento. Un guadagno del 50% rappresenterebbe l’opportunità di concentrarsi su altre risorse.





