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UBI banca, S&P 500, fondamentali, informazione e mercato

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Spesso si parla di mercato di fondamentali e di titoli che salgono o scendono in funzione di scenari e giustificazioni che si offrono ai risparmiatori sempre dopo che si sono verificati gli eventi. Mai prima.
Prendo due ultimi esempi UBI banca e l’indice Standard & Poor 500 per dimostrare come vi siano oggi molti elementi che vanno ad incidere sulle quotazioni senza per questo avere una corrispondenza nei numeri.

 

UBI BANCA: questo titolo bancario in base alle pubblicazioni fatte su money.it si trova al penultimo posto tra le grandi banche per patrimonializzazione. In pratica il famoso cet1 considerato dalla banca europea per ritenere sana e affidabile una banca; non solo ma la ricerca fatta da Mediobanca ha dimostrato che 114 banche italiane sono a rischio per avere sofferenze superiori al 100% del proprio capitale, ubi banca si trova tra queste 114 banche. 

 

UBI banca

 

Il quadro che ne esce quindi non è edificante e non ne consiglierebbe l'acquisto eppure dall'inizio dell'anno il titolo Ubi Banca ha guadagnato il 63% in borsa.

 

S&P500: un altro esempio è l'indice Standard & Poor 500 che sta continuamente raggiungendo nuovi record nonostante ci sia quasi una fuga di capitali. Sì perché negli ultimi mesi il saldo tra chi investe nel mercato americano e chi disinveste ed emigra verso altri lidi è pari a circa -30 miliardi di dollari. Quindi sembra strano che i capitali se ne vadano e che gli indici continuino a salire. 

 

Indice S&P500 

 

Questi due esempi dimostrano prima di tutto che c'è poca informazione verso i risparmiatori. I numeri sopra citati non li ritroviamo nei nostri quotidiani o nei nostri telegiornali, anzi spesso in modo fuorviante viene comunicato esattamente il contrario.

 

Seconda considerazione le valutazioni dipendono da molti aspetti: il possesso delle informazioni, la valutazione soggettiva dei dati (ricordo che ci sono vari modi per valutare un'azienda e tra questi c'è chi valuta solo i dati passati e chi invece quasi solo le prospettive future), e come si può ben capire la differenza è notevole. Inoltre la quotazione non è altro che l'incontro tra domanda e offerta che scaturisce da disponibilità monetarie, da paura, da euforia, da interpretazione e da tanta tanta psicologia quindi tanta aleatorietà. Infatti, anni fa ad ogni attentato si aveva una giornata catastrofica in borsa e oggi non se ne accorge nessuno. La psiche si è abituata a queste situazioni. Se in più consideriamo il fatto che gli attori che agiscono in borsa sono decisamente aumentati rispetto a qualche decina d'anni fa ecco che si spiega perché oggi l'analisi tecnica sia così importante e perché oggi l'analisi del mercato, della domanda e dell'offerta sia così predominante.

 

I movimenti sono repentini ed è chiaro che quando un titolo perde tanto potrà avere un rimbalzo veloce e importante così come quando un titolo guadagna tanto si potrà avere uno storno veloce e importante. Sarà sempre il mercato a stabilire la reazione nelle quotazioni degli accadimenti. E anche il valore del lungo periodo scricchiola visto che Giappone e Italia hanno dimostrato che dopo 25 anni per il Nikkei e 17 per il nostro indice le quotazione durante questo lungo arco di tempo non sono mai tornate nemmeno vicino ai massimi registrati in passato.

 

E’ meglio, quindi, prendere con le pinze tutte le spiegazioni offerte da chi si trova in quel momento sul pulpito. In effetti investire in borsa oggi consiste nella capacità di riuscire a seguire il mercato e comprendere la psicologia degli investitori in un determinato momento;  cosa pensano e come valutano quel determinato titolo, indice, mercato. Il resto sono parole, sono il contorno che consente di vendere al miglior prezzo i prodotti collocati da venditori che devono raggiungere il budget stabilito dalle società emittenti. In modo da produrre lauti guadagni a chi costruisce strumenti finanziari (vedasi l’inconcepibile successo dei PIR).

 

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Nicola Argeo Mastropietro
Consulente finanziario indipendente
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