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Brexit: e’ sempre una questione di soldi e di business

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Brexit costi uscita EuroVoto all’unanimità ieri sulla brexit da parte dell’Unione Europea. Voto unanime perchè quando si tratta di soldi, di evitare di aggravare i propri conti e scaricare i costi su qualcun altro è facile che l’interesse comune si manifesti all’unanimità.

 

In pratica l’unione europea ha deciso che la trattativa con la Gran Bretagna partirà dalla richiesta di circa 60 miliardi alla May corrispondenti ai contributi che gli inglesi avrebbero dovuto pagare in funzione del budget UE ipotizzato fino al 2020 ( ma la chiamano penale per evitare di dire che gli inglesi contribuivano pesantemente alle spese UE). Cioè si chiede all’Albione di pagare un conto di cui non beneficerà. Alla faccia di tutti gli coloro (espertoni) che sostenevano che che l’Inghilterra non contribuisse, se non in minima parte, al bilancio europeo e ricevesse solo soldi e benefici. Quasi uno sfruttatore.

 

Quei 60 miliardi sono importantissimi perchè potrebbero destabilizzare definitivamente la UE, nel caso, molto probabile, che la May non accetti tale impostazione e non sia disposta a pagare l’importo richiesto,  si creerebbe un grosso problema. Tra i 27 paesi della UE molti ricevono soldi senza contribuire o contribuendo poco e la mancanza di una cifra così importante potrebbe far ritenere ad alcuni che non sia più conveniente restare nell’unione e che sarebbe meglio rivolgersi a nazioni disposte a finanziarli. Oppure quei soldi mancanti dovrebbero aggiungerli soprattutto Germania, Francia e Italia. Non credo che sarebbero felici.

 

Ed è per questo che la May vuole un mandato forte, proprio per dire no all’Europa e avviare quella che si definisce una Hard Brexit. Hard Brexit che, in effetti, sarebbe un problema forse più per l’Europa che per la Gran Bretagna. La sterlina svalutata fino ad ora ha aiutato l’economia inglese e la Germania non vorrà certo una guerra politico-economica considerando il valore delle esportazioni verso l’Inghilterra, così come i 600 mila italiani presenti in quel paese richiedono una trattativa più elastica. Non dimentichiamo il commonwealth, e i rapporti particolari con gli Usa. Tramite l’Inghilterra l’accesso negli Usa è molto facilitato. Non ha i limiti e i vincoli che ha l’Europa. E già altri paesi importanti (Russia e Cina) sono pronti ad approfittare della situazione con accordi bilaterali. Ad esempio, i Russi già utilizzano l’Inghilterra per fare business con gli europei essendo più difficoltoso farlo direttamente.

 

In pratica, molti sostenevano che con l’uscita gli inglesi avrebbero perso i soldi dell’Europa e adesso scopriamo che, invece, l’Inghilterra ne dava tanti all’Unione, allo stesso modo tutti pronti a celebrare la catastrofe che colpirà gli inglesi…...probabilmente per scoprire che sarà peggio per gli europei. L’Inghilterra ha comunque molte frecce al suo arco e dipenderà, come sempre, dagli interessi in gioco.
Ah certo, poi c’è la finanza…...ma con quella si può sempre trattare ed alcuni l’hanno già fatto. Per adesso il fuggi fuggi, ed è già passato 1 anno dal referendum, non si è visto. Inoltre, elasticità, sistema, strutture, personale specializzato e tasse…...è difficile spostarsi da Londra. Aggiungere Francoforte si può, eliminare la City è un po' più complesso.

 

Vedremo cosa accadrà, ma è meglio non dare niente per scontato e, soprattutto, d’altronde siamo in Italia, prendere con le pinze l’informazione dei media e dei soliti “fedeli” ai poteri che si presentano in televisione.

 

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Nicola Argeo Mastropietro
Consulente finanziario indipendente
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