UN MONDO FANTASTICO
Il downgrade di Standard & Poors alla Francia e ad altri Paesi europei (ma si è dato risalto mediatico solo alla Francia, chissà perché) è arrivato alla vigilia di una grossa emissione obbligazionaria francese. Chi sono i mandanti di questi attacchi criminali? Quali interlocutori guadagnano da questa situazione? La risposta è molto semplice.
Il downgrade ha creato maggiori difficoltà alla Francia nel collocare i suoi bond, e quindi una diminuzione del prezzo con un aumento del rendimento effettivo. Chi può lucrare su questo aumento del rendimento effettivo? Chi compra massicciamente i bond?
La risposta è: le banche.
Ora che il giochino greco si sta rompendo, le banche di tutto il mondo, a partire dalle grandi banche d’affari americane, non hanno più il meccanismo greco da tenere in vita con il solo scopo di ottenere un alto rendimento. Servono dunque altri emittenti, possibilmente solidi, che offrano rendimenti alti. L’unico modo per ottenere questo è attaccare il loro rating, ed è questo che ha fatto Standard & Poors venerdì sera.
Il 28 e il 29 dicembre scorsi l’Italia doveva andare sul mercato con emissioni di BOT, BTP e CTZ. Ebbene, il 28 e il 29 dicembre i media si sono inventati che l’Iran stava per bloccare lo Stretto di Ormuz, impedendo il passaggio delle petroliere, e questo avrebbe innescato la reazione delle flotte militari presenti nella zona, a partire da quella americana. Caso strano, la notizia ha insistito sui media soltanto il 28 e il 29 dicembre.
Quando l’Italia ha finito il suo collocamento nessuno ha più parlato dell’Iran. Mi sono informato personalmente, e in Iran di questa cosa non sapevano niente. All’inizio della settimana scorsa è iniziato l’aumento di capitale Unicredit. Per attaccare Unicredit non era necessario un elemento così imponente come l’Iran, che verrà conservato per attaccare altri emittenti più robusti e correlati con le dinamiche globali. Se vi ricordate, si inventò la notizia che l’Ungheria aveva modificato la propria costituzione e puntualmente era arrivato il dardo da parte degli stakanovisti del downgrade di S&P.
Perché proprio l’Ungheria? La risposta è molto semplice: perché è il paese in cui è più esposta Unicredit, che possiede la settima banca del Paese (e incidentalmente possiamo aggiungere che Banca Intesa, altro colosso bancario italiano, possiede la quinta banca ungherese.) Quindi l’attacco al mercato bancario italiano poteva essere utilmente affiancato da una notizia che colpisse l’Ungheria, e così è stato.
Per l’emissione di oggi della Francia si è provveduto al downgrade della Francia stessa e di altri sei paesi europei. Fino a quando potrà durare questo gioco al massacro? Fino a quando la gente continuerà a credere alle sciocchezze che si inventano le mafie planetarie con la complicità dei media? Fino a quando dovremo attendere per riprenderci le redini del nostro destino? Forse la gente è troppo occupata a pensare allo stipendio e alla pensione.
Se sopra la sua testa esplodono le bombe non se ne accorge o se ne frega..
Stefano Bagnoli
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