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DISCUSSIONI OFF TOPIC » Storia, Politica e Attualità
  1. #1
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    Svolta ENERGETICA?

    Scoperta e in via di sperimentazione una nuova Fusione Nucleare Fredda

    E del tutto Italiana - dell'Università di Bologna

    News e video sperimentazioni sul sito:

    Journal of Nuclear Physics

    Hydrogen/Nickel cold fusion probable mechanism


    by
    Prof. Ch. E. Stremmenos
    .
    Leaving aside for the moment any rigorous theoretical approach based on quantitative analyses, I would like to focus, qualitatively only, on the subject of shielding of dispersed protons in the electronic cloud within the crystal structure. The Focardi-Rossi approach considers this shielding a basic requirement for surpassing the Coulomb barrier between the hydrogen nuclei (protons) and the Nickel lattice nuclei, resulting into release of energy, which is a fact, through a series of exothermic nuclear processes leading to transmutations, decays, etc.

    Continue reading Hydrogen/Nickel cold fusion probable mechanism

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  3. #2
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    14 Gennaio BOLOGNA: la fusione fredda diventa realta' Finalmente assisteremo all'esperimento che svelera' le potenzialita' della FUSIONE FREDDA, parteciperanno scienziati e giornalisti.

    Era maggio 2008 quando nel blog parlai per la prima volta di fusione fredda o reazioni nucleari a bassa energia che dir si voglia; la mia fonte attendibilissima era un amico di vecchia data che mi teneva al corrente dei test a cui stava partecipando. Ero così venuto a sapere che da qualche anno era funzionante in Emilia Romagna un prototipo di reattore Nichel-Idrogeno, merito dell'ingegno, della tenacia e della lungimiranza dell'Ing. Andrea Rossi e di un gruppo di ricercatori dell'Università di Bologna capitanato dal Prof. Sergio Focardi, un pioniere degli studi sulla fusione fredda in Italia.

    A darmi il segnale che si trattasse non di una bufala bensì di qualcosa di epocale, è stato assistere al graduale mutamento di atteggiamento del mio amico: partito decisamente scettico con il doveroso obiettivo scientifico di confutare gli esiti sperimentali che gli erano stati presentati, dopo avere partecipato direttamente alle prove e sottoposto a ogni sorta di controllo e verifica i dati ottenuti, poco alla volta ha riconosciuto che l'apparato costruito da Focardi e Rossi produceva energia (e pure tanta!) proprio tramite quella cold fusion a cui per tanti anni la scienza ufficiale ha negato credito e verificabilità. Da allora in vari post ho annunciato che presto sarebbe stata fornita una presentazione pubblica del funzionamento dell'apparato Ni-H Focardi-Rossi in questione. Il momento è ormai arrivato. Dopodomani parteciperò in prima persona all'evento che si terrà a Bologna, in rappresentanza della libera informazione garantita dai blogger sulla rete, accanto ai giornalisti di due importanti testate quotidiane nazionali e di un'agenzia di stampa, nonché un piccolo pubblico selezionato di ricercatori e professori del Dipartimento di Fisica dell'Università di Bologna. Saremo in tutto una venticinquina di invitati. Naturalmente fioriranno presto nella rete numerosi approfondimenti tecnici scritti da persone competenti a trattare l'argomento, ben più di me che alla facoltà di ingegneria 20 anni fa detti solo 8 esami prima di cambiare decisamente ambito di studio e lavoro. Perciò documenterò l'avvenimento in modo volutamente divulgativo, cercando d'immaginare e ipotizzare sviluppi e ripercussioni di questa fantastica scoperta, su economia ed energia, ambiente, vita di tutti noialtri.

    Da quello che ho inteso, l'apparato viene collaudato e perfezionato da tempo con successo (almeno un capannone industriale sarebbe riscaldato da anni a costo irrisorio tramite fusione fredda); la sua ingegnerizzazione è pressoché completa, è pronto per la produzione su larga scala e per essere utilizzato in primis a livello industriale e quindi nelle civili abitazioni. Da almeno un anno circolano "rumors" secondo i quali sarebbe stato supervisionato anche dal DOE (Departmente of Energy) e dal DOD (Department of Defence) statunitensi e ulteriormente collaudato per generare propulsione in una o più imbarcazioni militari della U.S. Navy. Cercherò di raccogliere maggiori informazioni su questi aspetti.

    Sperando che al sistema per produrre energia dalla fusione fredda messo a punto da Focardi e Rossi non tocchi la sorte del telefono di Meucci e che, al pari di tante invenzioni al 100% italiane, non diventi oggetto di business da parte di altre nazioni, quel che è certo è che l'umanità ha tutto da guadagnare da una nuova fonte di energia low cost e a basso impatto ambientale. E chissà che chi ci governa non capisca - finalmente - che è più sensato costruire miriadi di nuove micro-centrali a fusione fredda (e solari, eoliche ecc.) che poche pericolose, costosisissime, eco-incompatibili, "antiche" centrali ad energia atomica. Un'altra domanda a questo punto s'impone: come reagiranno le lobbies del petrolio e del nucleare?


    http://www.youtube.com/watch?v=z-0WvK2b7dU

    http://www.youtube.com/watch?v=u-Ru1eAymvE

    http://www.youtube.com/watch?v=dmHZrhTQhUc

  4. #3
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    Questa si che e' una notizia in grado di causare cambiamenti epocali !!!
    Tutti per uno. Uno per tutti.

  5. #4
    Senior Member L'avatar di fanta
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    a prima DIMOSTRAZIONE PUBBLICA di un apparato sperimentale, sviluppato principalmente dai Colleghi Andrea Rossi e Sergio Focardi, volto a dimostrare la produzione di calore in eccesso in un piccolo reattore (volume totale di pochi litri) di potenza termica in LARGO (circa un fattore 100) eccesso rispetto a quella elettrica immessa (usata per "stimolare" il processo).
    Per quanto sono riuscito a capire, l'esperimento è basato sull'interazione "intima" di Idrogeno e Nichel (a livello di nano-microparticelle), opportunamento trattato in superficie. La potenza in uscita aspettata è realmente significativa (alcuni kW).
    La dimostrazione avverrà alla presenza di: "Tecnici" esperti nel settore (tra cui lo scrivente), alcuni giornalisti di formazione scientifica.


    Parlo con l'Ing. Andrea Rossi.
    18.20 - Prima di me una giornalista ha chiesto se sarebbe disposto a mettere l'apparecchio a disposizione di un laboratorio indipendente per una sua completa disanima. La risposta è negativa. Rossi spiega di operare per conto di un'azienda (che produrrà presto in serie il reattore) che ha fatto ingenti investimenti per arrivare al risultato mostrato oggi. Pertanto la "black box" non verrà aperta, perché equivarrebbe regalare un segreto industriale. Anche all'Università di Bologna è stato consentito di osservare cosa fa questa macchina, ma non di vedere come è costruita.
    N.B. Gli investitori non sono Italiani.
    Rossi spiega che l'apparecchiatura che abbiamo visto oggi ha un costo di circa 2000€ per ogni KW, un KW prodotto da una centrale elettrica a petrolio costa 10 volte tanto, il costo di un KW prodotto da una centrale nucleare, considerato il problema delle scorie, non è neppure calcolabile!
    Domando a Rossi, fermo restando che chi ha investito ha diritto a far fruttare il proprio investimento, se se la sente in coscienza di garantire che non ci sarà una speculazione, se cioè i prezzi di queste apparecchiature si manterranno così bassi o se verranno fatti lievitare. Risponde che i prezzi si manterranno bassi.
    Domando se le prime applicazioni saranno a carattere industriale, come si dice, e quando potranno diffondersi a livello di comuni abitazioni. Rossi conferma che per motivi di sicurezza (si tratta comunque di un apparato che ha bisogno di personale qualificato che ne controlli il funzionamento) in un primo momento le applicazioni saranno solo nell'industria, ma è previsto, mano a mano che la tecnologia evolverà, la diffusione anche per le esigenze dei comuni cittadini.

  6. #5
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    Fusione nucleare a freddo "A Bologna ci siamo riusciti" - La Repubblica di Bologna


    Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, è stato realizzato il processo utilizzando nichel ed idrogeno. E' la strada per ottenere energia pulita. Andrea Rossi, ingegnere e Sergio Focardi, fisico, spiegano: "Dietro questo processo non c'è una base teorica, per quale motivo avvengono questi risultati lo abbiamo solo ipotizzato"

    di ILARIA VENTURI

    200858159 ae01b126 3bd9 4b2b 9324 08bd64c66836 Rossi e Focardi



    CI sono le guardie giurate a controllare l'accesso, devi firmare una dichiarazione in cui accetti i rischi nell'assistere all'esperimento che potrebbe rivoluzionare il settore della produzione di energia. Per la prima volta in Italia, davanti ad esperti, in un capannone avvolto dalla nebbia nella zona industriale di Bologna, è stato realizzato un processo di fusione nucleare fredda, utilizzando nichel ed idrogeno, capace di produrre una energia incredibilmente superiore a quella utilizzata per creare la reazione. E' la strada per ottenere energia pulita. "La novità assoluta sta nel fatto che tutto ciò viene prodotto da una macchina che funziona come una stufetta elettrica di casa", spiega l'inventore, Andrea Rossi, ingegnere. Con lui Sergio Focardi, professore emerito dell'Alma Mater, fisico di calibro, in passato preside della facoltà di Scienze.

    Di possibili fonti di energia con reazioni di fusione nucleare a bassa temperatura se ne parla da tempo nel mondo. L'annuncio nel 1989 degli scienziati Fleshmann e Pons suscitò speranze e illusioni. Focardi è stato pioniere in Italia di questo tipo di studi. Quello di ieri è stato il primo esperimento condotto a Bologna con osservatori esterni: giornalisti e
    fisici, in gran parte dell'Ateneo come Paolo Capiluppi, direttore del dipartimento di Fisica, Gianfranco Campari, Ennio Bonetti. L'esperimento, "industriale più che scientifico", dicono i docenti universitari, è condotto in una stanzina di un capannone in via dell'Elettricista, dove è stato installato un catalizzatore di energia che occupa lo spazio di un tavolo. Dura alcune ore.

    Rossi spiega il funzionamento della macchina, il ricercatore Giuseppe Levi illustra una stima dell'energia prodotta sulla base della misura di quanta acqua viene vaporizzata al secondo. E al termine Rossi conclude: "Si sono consumati 600 kilowattora e se ne sono prodotti 12mila". Il prototipo, già coperto da brevetto di proprietà di Maddalena Pascucci, moglie di Rossi, è ora pronto per la produzione industriale e la commercializzazione. "Sarà il prossimo passo", dice Rossi. I fisici obiettano: "Dovremmo poter riprodurre l'esperimento in un nostro laboratorio, ma c'è il segreto industriale sul processo". "Ci vuole cautela, il metodo scientifico esigerebbe verifiche, ad oggi non sappiamo cosa avviene dentro la macchina", dicono Capiluppi e Bonetti.

    "Siamo un'azienda, se mi chiedono di aprire la scatola dovrei pagare i danni agli investitori", replica Andrea Rossi. "I costi? Posso dire che l'apparecchiatura costa duemila euro per Kilowatt di potenza e funziona con un grammo di nichel". Lo stesso ingegnere ammette: "Dietro questo processo non c'è una base teorica: per quale motivo avvengono questi risultati lo abbiamo solo ipotizzato". Il professor Focardi spiega perché un esperimento simile avvenga fuori dai laboratori accademici: "I miei colleghi non ci credono, sono scettici. Non so come un protone di idrogeno possa entrare nel nucleo di nichel, ma avviene. Ed è la strada dell'energia per l'umanità". Comunque sia, sembra un grosso passo avanti. Per dire addio al petrolio? "Non sono in grado di rispondere", allarga le braccia l'ingegner Rossi.
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    (14 gennaio 2011)

  7. #6
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    funziona con più metalli...

    usando "prevalentemente" Nichel.. hanno prodotto Rame... CU

  8. #7
    Moderatore L'avatar di Grifo104
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    Dal nickel hanno prodotto rame sprigionando una grande quantita' di energia. Semplicemente grandi !!!
    Tutti per uno. Uno per tutti.

  9. #8
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    cavoli me l'ero persa questa!
    grandissimo fanta! se hai altre news tienici aggiornati..!
    Molte di quelle cadute rinasceranno e molte cadranno che ora sono in onore



  10. #9
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    Il futuro passa dagli aquiloni

    kitegenvolo 1
    Si chiama Kite Gen, è un progetto tutto italiano e con il vento d’alta quota, dove le pale eoliche non arrivano, produce energia. Il tutto riducendo costi e impatto ambientale

    .
    «Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza, risale, prende il vento; ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s’inalza» (da L’Aquilone, di Giovanni Pascoli).
    Da qualche mese nel cielo di Sommariva Perno, in provincia di Cuneo, vola un aquilone speciale. Tutto arancione, è grande cinquanta metri e pesa 12 chili. È appeso a un lungo braccio, qualcosa che assomiglia a una canna da pesca. Il braccio finisce dentro una cupola costruita sul terreno. Gli scienziati di mezzo mondo guardano curiosi i volteggi di questo aquilone, la cui costruzione è costata in tutto tre milioni di euro messi dalla famiglia Comino, imprenditori della zona. Vogliono capire se davvero sarà in grado di mantenere le sue incredibili promesse: alimentare i consumi energetici del pianeta con costi ridotti e un impatto ambientale minimo.
    Quello di Sommariva è il primo test concreto di applicazione del Kite Gen, l’aquilone che produce energia elettrica. Un progetto che è stato elaborato da una squadra di scienziati coordinata da Massimo Ippolito, titolare della Sequoia Automation, azienda di sistemi automatizzati.
    Il sistema eolico terrestre ha 3.600 terawatt di potenziale elettrico. Una risorsa naturale di due ordini di grandezza superiore ai 15 terawatt di potenza elettrica che oggi l’umanità produce. Più si sale, più tira vento. Le stime sulla velocità media dell’aria a livello globale dicono che a dieci metri dal suolo il vento va a 3,3 metri al secondo, a 80 metri la velocità aumenta fino a 4,6 metri al secondo e a 800 metri arriva a 7,2 metri al secondo.
    Il Kite Gen produce energia sfruttando le correnti di vento ad alta quota, là dove le pale eoliche non saprebbero mai arrivare. L’impianto Kite Gen è formato da una cupola in vetro dalla quale parte un braccio mobile lungo circa 25 metri, dall’aspetto simile a quello di una canna da pesca. Al braccio è attaccata con due cavi sottili una vela come quelle da kite surf che due ventole lanciano in aria.brochure1 notxt
    Nel cielo l’aquilone compie vorticosi giri a forma di otto per sfruttare al meglio l’energia del vento. È guidato da un avanzato sensore di posizione triassiale (invenzione della Sequoia Automation di Ippolito, che già la applicava sui velivoli ultraleggeri) che consente un controllo remoto dei movimenti. Nella cabina a terra ci sono computer che, attraverso le informazioni che arrivano dalla vela, sono in grado di trovare il miglior vento del momento, e quindi orientano il kite in maniera ottimale.
    L’energia si ottiene attraverso il movimento dei cavi che, tirati dalla vela, a terra azionano due cilindri meccanici. Il loro movimento è trasformato in energia elettrica da un alternatore. Quando la vela tira il cavo al massimo, viene velocemente riabbassata per riniziare il suo rondò. Il consumo di energia necessario a questa operazione è pari a una frazione minima dell’energia prodotta nella fase di srotolamento. A terra anche la sala macchine ruota, per seguire la direzione del vento. In assenza di movimento d’aria i cavi si riavvolgono e fanno scendere il kite.
    I costi sono competitivi. Alla Kite Gen hanno fatto i calcoli sulla base di diverse variabili: produttività, costi di costruzione, tassi di interesse per finanziare la costruzione. Nel caso peggiore (cioè con bassa produttività, alto costo dell’impianto e maggiore tasso d’interesse) l’impianto ha costi paragonabili a quelli delle altre principali fonti rinnovabili, come eolico, geotermico, biomasse e sarebbe remunerativa grazie ai certificati verdi. Nel caso migliore (e quindi alta produttività, basso tasso d’interesse, basso livello di spese operative e per ricambi) i costi sono estremamente bassi (tra i 3 e i 5 centesimi per Kwh), paragonabili a quelli del carbone. In tal caso la redditività sarebbe assicurata anche senza alcun incentivo, in quanto altamente competitivi con le principali fonti energetiche.
    Per ora si ragiona molto in linea teorica. Ma presto arriveranno i primi risultati sull’andamento dell’impianto di Sommariva, che ha un megawatt di potenza ed è ancora in fase sperimentale. Dovrà funzionare un paio di mesi per dare cifre considerate attendibili. Poi dovrà arrivare a lavorare almeno 6mila ore all’anno per dare un’idea concreta delle sue possibili applicazioni su larga scala. Comunque sono già in cantiere altri due aquiloni, grandi il triplo di questo, che produrranno tre megawatt di potenza.
    kitegenIl primo Kite Gen avrebbe dovuto prendere il volo a Berzano San Pietro, in provincia di Asti (il paese natale di Ippolito). Il cantiere era partito prima della scorsa estate. Ma per le proteste dei residenti, preoccupati dalla novità, e per le lungaggini burocratiche alla fine non se n’è fatto nulla.
    Se il test di Sommariva avrà successo, questa tecnologia potrà trovare nuove applicazioni. I generatori di energia kite di questo tipo (si chiamano modello Stem, perché li sorregge un gambo simile a uno “stelo”) possono essere uniti per creare un generatore più grande. L’azienda ha già i progetti pronti per la possibili realizzazione di Wind Farm, dove una serie di generatori sono raggruppati in uno spazio unico, così da moltiplicare l’energia prodotta.
    Nei piani ci sono anche applicazioni offshore. In mare, infatti, c’è molto spazio e molto vento. Gli impianti eolici offshore basati sulle pale hanno però problemi di efficienza. In particolare perché le pale rischiano di ribaltarsi. Un’insidia che praticamente non esiste per piattaforme che ospitano invece centrali di impianti kite.
    La soluzione più ambiziosa sarebbe il Kite Gen Carousel: presuppone una struttura circolare di base alla quale sono legate molte ali orientate dai sensori per sfruttare al massimo la potenza del vento. Le ali, regolate in altezza attraverso i fili, farebbero girare turbinosamente la base producendo così un’impressionante quantità di energia. I calcoli di Kite Gen dicono che con una struttura di 800 metri di diametro si riuscirebbe a produrre la stessa energia prodotta da 150 torri eoliche. Con la differenza che se a 150 torri servono circa 40 chilometri quadrati di spazio, qui ne basterebbero cinque.
    Applicato in larga scala il Carousel ha un grandissimo potenziale. Con un cerchio del diametro di un chilometro si potrebbero produrre 100 megawatt di potenza. E un teorico anello di 25 chilometri di diametro, con profili alari che volano fino a 10 chilometri di altezza, sarebbe in grado di produrre 60 gigawattora di potenza. Significa che potrebbe alimentare quasi l’intera Italia.
    Se si montassero 200 aquiloni su un anello, che la forza del vento farebbe ruotare, questo movimento mobilegen1potrebbe generare energia con una potenza di 1.000 megawatt, quanto una media centrale nucleare. Occupando, sul terreno, non più di un cerchio del diametro di 1.500 metri. Tutti esempi forse troppo arditi.
    Per prima cosa bisognerà vedere se funzionerà davvero. L’Italia ci spera. Questo progetto tutto nazionale (esistono casi simili all’estero, ma sono molto più indietro) ha catturato l’attenzione delle comunità scientifiche e dei media di mezzo mondo (ne ha parlato anche il Washington Post). Il Kite Gen è stato anche selezionato dai valutatori dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione della presidenza del Consiglio dei ministri come progetto portabandiera tra i quelli che hanno rappresento l’innovazione italiana presso l’Expo di Shangai del 2010.
    Ma i riconoscimenti sono numerosi. Con uno studio sul principio del Kite Gen, Lorenzo Fagiano, post-dottorato al Politecnico di Torino, ha vinto l’Eni Award al debutto nella ricerca, e il progetto è anche stato inserito tra le 20 migliori idee innovative al mondo nel rapporto “Heroes of the Green Age” in occasione del recente summit sul clima a Copenhagen. Su Facebook la comunità dei fan dell’energia dall’aquilone si tiene sempre aggiornata sugli sviluppi del progetto nel gruppo “Sosteniamo Kite Gen”, che ha 500 iscritti.

  11. #10
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    Re: Svolta ENERGETICA?

    Pannelli solari a infrarossi: così le nanoantenne moltiplicheranno l’energia

    Un gruppo di ricercatori texani presenta una sperimentazione potenzialmente rivoluzionaria: speciali antenne in grado di catturare la luce infrarossa e di trasformarla in energia elettrica. Qualcosa di impossibile per il fotovoltaico tradizionale
    pannelli infrarossi pezzo
    Pannelli che catturano la luce infrarossa e la trasformano in energia. Altro che nucleare, il futuro è sempre più nel Sole. Almeno questo è ciò che si percepisce sbirciando nei laboratori di tutto il mondo. Più che lavorare sulle potenzialità artificiali dell’atomo, gli scienziati stanno cercando di ottimizzare al massimo la luce che arriva naturalmente sul nostro Pianeta, a tutte le lunghezze d’onda. E i primi risultati sono molto promettenti: solo qualche anno per passare dal laboratorio direttamente sui tetti delle nostre case. Un gruppo di ricercatori della Rice University presenta sulla rivista Science la sua ultima trovata: speciali nanoantenne in grado di catturare la luce infrarossa e di trasformarla in energia elettrica. Per i tradizionali pannelli solari, così come per altre applicazioni al silicio, la luce infrarossa è qualcosa di inafferrabile nonostante ne arrivi in grandissime quantità sul nostro pianeta: basti pensare che essa costituisce più di un terzo della luce che raggiunge la Terra dal Sole. Per il silicio, il materiale utilizzato per convertire la luce in elettricità nella maggior parte dei pannelli fotovoltaici, è praticamente impossibile catturare la luce a questa frequenza. Quando infatti la luce a infrarossi raggiunge i tradizionali semiconduttori non avviene alcuna interazione: il fascio attraversa il materiale, quasi come fosse un fantasma.

    Tra l’infrarosso e questi materiali quindi c’è un enorme “gap di banda” che non permette di generare energia elettrica. Per superare questo ostacolo gli scienziati texani hanno realizzato una nanoantenna metallica tra i 110 e i 158 nanometri di lunghezza, specializzata proprio nell’interazione con la luce a infrarossi. Questa speciale nanoantenna cattura le onde ottiche, raccogliendo e concentrando la luce. Non solo. Allo stesso tempo è in grado di funzionare come un fotodiodo, convertendo la luce in una corrente di elettroni. “Il trucchetto – ha spiegato Ezio Puppin, presidente del Consorzio Interuniversitario Scienze Fisiche della materia al notiziario Climascienza – sta proprio nell’utilizzare particelle metalliche piccole che permettono di sfruttare un meccanismo complicato che si basa sui cosiddetti ‘plasmoni di superficie’”.

    Si tratta di particolari onde oscillanti di elettroni, chiamati plasmoni perché viaggiano sulla superficie del metallo: quando la luce colpisce l’antenna gli elettroni diventano “caldi” superano le barriere dell’interfaccia semiconduttore-antenna, e producono energia elettrica. “Fino ad oggi non c’era un modo per catturare gli infrarossi – ha spiegato Naomi Halas, scienziata che ha coordinato lo studio – ma noi abbiamo dimostrato invece che è possibile”. Ora che la tecnologia c’è. È arrivato il momento di passare all’applicazione. “Siamo ansiosi di vedere quanto aumenterà l’efficienza dei pannelli solari”, ha detto Halas. Le prospettive sono promettenti, molto più di quelle che riguardano altre fonti energetiche. “Questo tipo di sperimentazioni – sottolinea Puppin – si fanno facilmente. Sono cioè veloci, economiche e soprattutto poco pericolose”. Non c’è infatti nessun confronto con la realizzazione di un impianto nucleare, anche quello più innovativo. “Non ci sono paragoni”, esulta lo scienziato. “Per realizzare una centrale ad hoc ci vogliono all’incirca una quindicina di anni e diversi miliardi di euro, senza contare le implicazioni sulla sicurezza”.

    Ma la nanoantenna non sarà destinata ad affiancare soltanto i pannelli fotovoltaici. “La gamma di potenziali applicazioni di questo dispositivo – ha detto Halas – è estremamente diversificata. Ad esempio, potrebbe trovare un ampio uso nel campo della fotonica del silicio sui chip, sulle tecnologie di imaging e su quelle di rilevazione della luce”.

    di Valentina Arcovio
    ****************************************

    Clima. Onu: Rinnovabili potrebbero coprire 80% fabbisogno nel 2050

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    Secondo rapporto dell'Ipcc

    Abu Dhabi, 9 mag. (TMNews) - Le energie rinnovabili potrebbero coprire l'80% del fabbisogno entro il 2050 e saranno decisive nella lotta contro il riscaldamento globale: è quanto si legge in un rapporto del gruppo di esperti dell'Onu sull'evoluzione del clima (Ipcc) adottato oggi ad Abu Dhabi. Tra i 164 scenari esaminati nel documento il più ottimista prevede una copertura di almeno il 77% del fabbisogno da parte di biomasse, solare, geotermica, idraulica, marina ed eolica; il più pessimista parla invece di appena il 15%, in funzione delle politiche di incentivazione e ricerca che verranno effettivamente applicate in futuro. Non è infatti tanto la disponibilità delle risorse - i costi di sviluppo delle energie rinnovabili rappresentano meno dell'1% del Pil mondiale - quanto la volontà di adottare politiche adeguate a costituire il massimo ostacolo, conclude il rapporto. (fonte Afp) Copyright TM News(c) 2011

    Geotermia. Grandi organizzazioni alleate per accelerare sviluppo

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    Nasce la International Geothermal Business Association

    Roma, 9 mag. (TMNews) - Accelerare lo sviluppo delle tecnologie geotermiche e coordinarne le politiche sul piano internazionale. Con questo obiettivo le principali associazioni del settore di Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Cile hanno dato vita all'International Geothermal Business Coalition. Un organismo - ha dichiarato Philppe Dumas della European Ghethermal Energy Council (EGEC) - che ha lo scopo di "sostenere una serie di politiche governative che possano offrire il necessario supporto allo sviluppo delle risorse geotermiche su scala mondiale". Come primo passo - ha proseguito - "faremo appello a ciascun Paese di attivarsi per realizzare una valutazione corretta del potenziale geotermico disponibile e per assicurare a questo settore il necessario sostegno sul piano dell'incentivazione a lungo termine". L'energia geotermica è sfruttata attualmente in 24 Paesi nel mondo. La capacità mondiale installata, relativamente alla generazione elettrica (la geotermia svolge un rilevante ruolo anche nella produzione di calore a bassa temperatura) ha raggiunto alla fine del 2010 i 10.515 MW, ma, secondo gli esperti, il potenziale globalmente sfruttabile è molto maggiore, pari a oltre 300.000 MW. "L'energia geotermica - ha osservato Alexander Richter, direttore del Canadian Geothermal Energy Association - si presenta in condizioni competitive sul mercato e può rivestire un ruolo di grande importanza nello scenario della sostenibilità energetica. Ciononostante, lo sviluppo di questa industria accusa un ritardo generale sul piano dello sviluppo rispetto ad altre fonti rinnovabili ed ha ricevuto finora scarsa attenzione nelle politiche governative. Lo scopo principale della nuova organizzazione sarà proprio quello di recuperare questo ritardo". Copyright TM News(c) 2011

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