L’economia indiana potrebbe beneficiare delle sanzioni all’Iran
Acaval donato non si guarda in bocca. L’Iran preferirebbe vendere il suo petrolio in dollari, ma le sanzioni potrebbero costringerla ad accettare le rupie dell’India, il suo secondo acquirente più importante. Nuova Delhi è contraria alle sanzioni all’Iran per ragioni politiche - il suo principio è quello di seguire le Nazioni Unite, non gli Usa. Ma poiché circa il 12% del petrolio indiano proviene attualmente dall’Iran, il paese ha anche buone ragioni economiche per mantenere i rapporti con la sempre più isolata repubblica islamica. Uno sconto sul prezzo di mercato del greggio, che per l’India rappresenta due terzi del bilancio delle importazioni, sarebbe senz’altro ben accetto: i prezzi più bassi sosterrebbero gli utili delle imprese e renderebbero meno oneroso il costo dei sussidi a carico dello Stato. D’altronde, questo non è un momento in cui Nuova Delhi può insistere troppo sui principi, non dopo la correzione al ribasso del dato sulla crescita del Pil di quest’anno, ritoccato al 7%, e con un deficit di bilancio che si appresta a sfondare la soglia del 6% del Pil. Se l’Iran perdesse l’India come acquirente, sarebbe costretto a contare ancora di più sulla Cina per piazzare la sua produzione. I grandi gruppi petroliferi cinesi sono negoziatori assai più agguerriti delle deboli controparti indiane, perciò la posizione negoziale dell’Iran non è delle migliori. Per l’India, il piano A è quello di continuare a pagare in dollari usando una banca turca come intermediario. Se dovesse fallire, il piano B potrebbe contemplare il pagamento in rupie. L’India potrebbe avere un doppio guadagno, ottenendo un prezzo più basso per il petrolio e acquisendo lo status di cliente irrinunciabile. Sul fronte diplomatico, tuttavia, la sua posizione rischia di apparire un pò troppo opportunistica. L’India può sostenere che gli iraniani siano ancora in difficoltà per le sanzioni e siano costretti ad accettare una valuta che non desiderano, manon è una tesi convincente, soprattutto se è l’India a trarne tutti i benefici. D’altra parte, le sanzioni delle Nazioni Unite all’Iran potrebbero annullare l’intero accordo - lasciando l’India con le ossa rotte e a corto di petrolio. [JEFF GLEKIN


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